Trattamento acqua negli impianti termici: cosa cambia con il Decreto Edifici 2025

Per un installatore termoidraulico l’acqua non è semplicemente il fluido che circola nell’impianto.

È uno degli elementi che incidono direttamente su efficienza, affidabilità e durata del sistema.

Quando il trattamento viene gestito in modo non corretto, nel tempo possono comparire incrostazioni, corrosioni, fanghi e fenomeni di proliferazione batterica. Le conseguenze sono concrete: consumi più elevati, riduzione dello scambio termico, blocchi circolatori e usura anticipata di generatori, pompe di calore e componenti impiantistici.

Per questo il trattamento acqua è diventato sempre più centrale nella gestione degli impianti termici.


Perché il trattamento acqua è diventato un tema strategico

Negli anni il quadro normativo si è evoluto in modo significativo.

Per gli impianti realizzati prima del 25 giugno 2009 e con potenze inferiori a 350 kW, il DPR 59/2009 non prevedeva trattamenti obbligatori specifici legati all’efficienza energetica.

Successivamente il DM 26 maggio 2009 ha introdotto l’obbligo del condizionamento chimico negli impianti fino a 100 kW quando la durezza dell’acqua supera determinati valori.

Il cambio più rilevante arriva però con il D.M. 26 giugno 2015, che rende il condizionamento chimico obbligatorio per tutti gli impianti termici, indipendentemente dalla durezza dell’acqua.


Non conta solo la durezza dell’acqua

Ancora oggi il trattamento acqua viene spesso associato solo al controllo del calcare.

In realtà l’obiettivo è molto più ampio.

Il riferimento tecnico resta la UNI 8065:2019, che definisce le caratteristiche dell’acqua tecnica e le modalità di trattamento necessarie per garantire il corretto funzionamento degli impianti.

A questo si aggiungono le indicazioni dei produttori di caldaie e pompe di calore, che pongono requisiti sempre più precisi sulle caratteristiche chimiche dell’acqua.

Il trattamento serve infatti a gestire più aspetti contemporaneamente: equilibrio del pH, prevenzione delle corrosioni, limitazione dei fanghi, controllo microbiologico e protezione antigelo.


La gestione dell’acqua richiede un approccio integrato

Gestire correttamente l’acqua tecnica significa intervenire su più livelli.

La correzione del pH aiuta a evitare condizioni aggressive per i materiali metallici.

Gli inibitori di corrosione proteggono le superfici interne delle tubazioni.

I disperdenti limitano la formazione di depositi e accumuli.

Nei circuiti a bassa temperatura e nei sistemi di acqua calda sanitaria assume inoltre un ruolo importante il controllo microbiologico, soprattutto rispetto al rischio Legionella.


Cosa introduce il Decreto Edifici 2025

Con il Decreto Edifici 2025 (D.M. 28/10/2025) arrivano chiarimenti importanti sul rapporto tra acqua tecnica e acqua destinata al consumo umano.

Per gli impianti di climatizzazione invernale viene confermato che il condizionamento chimico resta obbligatorio, purché il circuito dell’impianto termico sia strutturalmente separato dalla rete di acqua calda sanitaria.

Il principio è semplice: l’acqua tecnica trattata con additivi non deve entrare in contatto con l’acqua potabile.

Per quanto riguarda invece l’acqua calda sanitaria, il trattamento chimico rimane possibile solo mantenendo i requisiti di qualità microbiologica e chimica previsti dal D.Lgs. 18/2023.

Questo significa che reagenti, additivi e materiali filtranti devono essere compatibili con l’utilizzo potabile dell’acqua.


Un tema che riguarda conformità e responsabilità

Oggi il trattamento acqua non può più essere considerato un elemento accessorio.

Fa parte della conformità tecnica e normativa dell’impianto.

Per ogni nuova installazione o manutenzione importante diventa essenziale verificare e documentare l’idoneità del trattamento secondo la UNI 8065, riportando le informazioni necessarie nella documentazione tecnica e nei rapporti di controllo.

Anche nei casi di esclusione o semplificazione previsti dal Decreto Edifici, resta fondamentale motivare e documentare la scelta tecnica adottata.

Perché sempre più spesso l’efficienza di un impianto dipende da un elemento che non si vede, ma che fa la differenza ogni giorno: la qualità dell’acqua che circola al suo interno.


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